NON SO SCRIVERE E VE NE ACCORGERETE
QUELLO CHE SI HA
"Bisogna cominciare dalle cose che uno ha a disposizione, quelle che è riuscito a raggiungere, lasciando un attimo perdere tutto quello che avrebbe potuto ..., se soltanto...".
Vediamo un po', dal mio libretto universitario: 26,22,21,18,24,24,26,24,21,20,30,23,21,23,28,21,26,25,28,22,28,18,28,28,26,23...mi spettano almeno un'altro paio di 24/26, che ci vuole? ! Poi quattro grosse storie d'amore finite più o meno bene; quella definitiva ha tutto il diritto di prendere forma. 32 anni di convivenza con i genitori, con fatica a tratti, ma con un attuale buon livello di rispetto reciproco. UNA MAGNIFICA REALTA' a forma di bambina, con uno splendido nome perfetto per il cervello che si ritrova e vogliosa di contornarsi di altre piccole magnifiche realtà che le assomiglino, più o meno! Tre residenze di cui due cittadine e l'imminente quarta nella mezza campagna. Pochi viaggi per il mondo, ma vissuti intensamente: coste dell'Italia meridionale, lunghe permanenze sulle Dolomiti in versione estiva e poi invernale, alcune delle più importanti città Italiane, e poi Austria,Parigi, Francia in generale, Germania sotto tutti i punti di vista, Olanda, Belgio, Danimarca, America, Corsica-Sardegna, Praga, Londra, Cardiff. Molte idee per i viaggi prossimi venturi. Perchè la mia vera condizione attuale, la cosa che veramente ho fra le mani in questo momento e che non ho nessuna intenzione di farmela scivolare via, equivale ad un microcosmo intero ed il prefisso micro- non rende per niente l'idea. La gente comune lo chiama Riccardo, gli amici più intimi dicono Omone. Uno solo si può permettere di appellarlo con "Ciccio", spesso accompagnato da un fastidiosissimo battere di mani. Io preferisco essere chiamata dal suo significativo tono di voce.
Ieri sera mi sono chiusa a riccio per un qualsiasi motivo a portata di mano. E' scientifico, nei momenti di pienezza devo cercare il vuoto, per mantenere sempre un piede sulla terra, per non volare troppo in alto. Vorrei essere una di quelle donne che non deve chiedere mai niente a nessuno, ma solo raccontare le sue sempre nuove ed eccitanti imprese. Devo dire che le mie cose le ho fatte, nonostante tutto. Ma in me rimane sempre quell'insoddisfazione di fondo che per molti è sinonimo di stimolo al progresso, mentre per me può facilmente portarmi ad uno stato di catatonia totale. Mi rendo conto che da un po' di tempo a questa parte ho imparato a reagire, ma il fatto che sia proprio sintomatica la presenza dell'ansia da caduta nel baratro, mi fa stare sulle spine e mi aiuta a non dimenticare il mio pasticcone serale. "Ho tante cose da fare..." e sono convinta che le farò bene prorpio perchè saranno imperfette. Vorrei solo strappare dalla mia mente quell'istinto all'approssimazione, all'insofferenza.
Adesso posso ricominciare ad usare questa tastiera. E' passato un mese esatto dall'ultima cavolata che ho postato, in questo modo mi sono un po' depurata dall'esigenza di scrivere per forza. Per ricominciare uso parole altrui, ma se me l'ha prestate un motivo ci sarà e io credo di saperlo. Ti
Se un giorno ti capiterà di andare a Venezia durante il Carnevale
sappi che
la prima stanza entrando a sinistra è nostra
il campiello che si apre a triangolo è nostro
il vin brulè di quelle due putèe carine è nostro
la macchina fotografica con il rullino incastrato è la nostra
la senape versata sulla felpa è nostra
la parrucca ricciolosissima anni settanta è nostra
lo sguardo del bambino vestito da guardia napoleonica è nostro
il passamano che cede è nostro
e nostro è il culo che lo ha fatto cedere
il vaporetto strapieno sotto Rialto strapieno è il nostro
il reggae tenuto basso ma bastava è nostro
il gin tonic bastava tenuto più basso e comunque è nostro
il maniaco mattutino di Cannaregio è nostro
e pure la colazione invasa dalla luce è nostra
un piccione di San Marco e una pizza mangiata in tre sono nostri
le calli strette e il ci vediamo lì sono nostri
il sole che tramonta proprio là è nostro
le gondole piene di inglesi e giapponesi sono nostre
Palazzo Grassi e l’arte che a volte non si capisce proprio sono nostri
un negozio pieno di damigiane che diventano arte è nostro
un depliant per l’ingresso – a pagamento – nelle chiese è nostro
una foto fermati lì che c’hai tutta Venezia addosso è nostra
una poesia che scrivi con le mani è nostra
un cellulare sepolto a centinaia di kilometri è nostro
una bancarella con le pubblicità degli anni 70 è nostra
un libro di architettura finlandese è nostro
un pensiero a chi non c’è e forse ci doveva essere è nostro
una cartaccia in un canale, pure quella, è nostra
musica classica che esce da una porticina è nostra
violini e chitarre suonate mica tanto bene sono nostre
"e allora suona te"
"lo sto già facendo"
mentre ce ne andiamo su un treno pieno zeppo di gente
con pensieri e odori propri ed io ti guardo
accoccolata su un sedile che sembra di una littorina
con un vestito rosso a quadri e calze nere o blu non so
son miope, astigmatico e pure un po’ daltonico
ma te ti vedo benissimo sempre
e ti stringo la mano lasciandotela cadere
assieme a tutte queste cose nostre
prese in prestito per un fine settimana
e lasciate per chi le vorrà vedere
se avrà occhi da mascherare
e amori da celebrare.
Mi hai detto: postalo te se vuoi, magari lavoraci sopra, insomma facci quello che ti pare. L’unica cosa che mi viene in mente di fare è quella di illustrare la poesia, proprio come si fa per le favole in cui sì, è importante il testo, ma le figure sono quelle che attirano gli occhietti assetati di colori dei piccoli lettori. Per poter dare sfogo alla mia ispirazione dovrei sviluppare quello scempio di rullino che è avanzato dopo il danno da me compiuto, ma ho paura di vedere quello che si è salvato e quello che è andato perso. La cosa più naturale che verrebbe di fare è completare le lacune con il segno di una matita, se fossi brava a rendere le immagini attraverso l’arte del disegno.
Mi sa che lascerò tutto così com’è e come sempre riuscirai a solleticare l’anima del lettore più di qualsiasi accozzaglia di colori troppo scuri, troppo sfocati, troppo pacchiani che ho cercato di catturare con un’automatica demodè.
IL BELLO
Mostre di quadri, mostre di mobili, mostre del lago e chi più ne ha più ne metta. Spesso si vuol essere un po' troppo difficili quando la realtà è palese. Certo che è bello perdersi negli enigmi del cervello e in certi accadimenti della vita possono stimolarti, ma andare in giro per il mondo a dire che tutto è complicato e che ci sono più problemi che soluzioni, mi pare troppo esagerato e surreale. Vuol dire che non sappiamo leggere la bellezza pura delle cose, del vino nel bicchiere giusto, di una risata sentita, della persona vera che ti sta accanto. Basta, no?
LE FORMICHE
Ho capito, bastava dirlo che non mi si può più leggere da quanto sono inaridita. A me generalmente non piacciono le sfide, ma sapere che quello che scrivo non suscita neanche il più insignificante dei commenti , mi tira fuori un non so che di pizzicorino allo stomaco, che non è assolutamente orgoglio, ma sicuramente fa sì che da qui in avanti cercherò di porre più attenzione alla descrizione delle avventure del mio cervello. Non dico di volere 72 commenti come nel blog di Linus di Radio dee-jay, ma mi piace solleticare le menti altrui. Sono in attesa di un responso di un esame scritto che neanche credevo di riuscire a sostenere e dopo tanto tempo mi è ricapitato di sognare quello che potrebbe accadere al momento fatidico. Meglio non raccontare troppo, altrimenti passo per quella mente malata che sono in realtà, basta solo dire che mentre me lo restituivano ( in sogno) facevano vedere a tutti i presenti come ero stata disordinata a scrivere, meravigliandosi di come una persona che ormai era alla fine degli esami potesse essere così irrispettosa nei confronti dei professori che dovevano sforzarsi di leggere nella mia scrittura. Lo so che questi non sono argomenti su cui poter fondare nessun dibattito esistenziale. Ma forse per me in questo momento l'unico tema su cui sono disposta a discutere è proprio la miniaturizzazione dei problemi, cioe l'importanza assoluta di tutto ciò che passa nel cervello delle persone con la stessa dimensione di una formica. Come microcosmo, il film. Ma nel cervello. Sono malata? Decisamente no.
IDRAULICA DEI TERRENI
Gennaio è veramente il mese più faticoso dell'anno. Uno parte con i più buoni propositi di vita e poi ti arriva sempre tra capo e collo lo stress delle feste passate, le giornate nebbiose ed umide con tanta voglia di nullafacere, senza poi considerare le varie avversità pronte a smontare qualsiasi piano di vita. Questa volta il progetto è grande e l'avversità è proporzionale. La consolazione è che anche le forze di cui dispongo sono considerevoli e adatte ad affrontare qualsiasi tipo di ostacolo mi si presenti e la mia linea di attacco sarà quella di non farmi sciupare la magia del momento da niente e da nessuno al mondo. Solo Zoe potrebbe mettermi in difficoltà, ma per fortuna da parte sua c'è solo disponibilità e collaborazione. Ho scoperto da dove attingere energia, sicurezza e determinazione. Sarei veramente sciocca se non tenessi conto di questa presa di coscienza. So di non essere molto gradevole alla lettura, ma le mie parole sono sempre dei mezzi per vedere se quello che penso funziona o meno, quindi mi scuso anticipatamente se risultano un po' troppo aride.
Bon annè
La lontananaza serve. Aiuta a concentrarsi sulle cose pratiche della vita. Aiuta a pensare ad aspetti nuovi della propria realtà. Aumenta il desiderio. Stimola il sentimento. Ma porca puttana, ho bisogno della sua carne, del suo odore, del suo sguardo addosso. Mi sta bene, è la giusta condizione per tutto quello che abbiamo dovuto passare in precedenza e soprattutto devo cercare di mantenere i piedi per terra questa volta, per poter valutare ogni aspetto con la dovuta attenzione. Non sarà possibile, ma l'impegno ce lo metto. E' molto difficile rimanere consapevoli delle proprie azioni quando qualcuno ti trascina nel mondo dei sogni, nell'idillio e il mio gioco preferito sarà quello di vivere sospesa fra queste due dimensioni: sogno e realtà, cercando di mischiarle nel migliore dei modi, come un vero chef. Sta finendo un anno denso, significativo, complesso, unico.Ed il prossimo sarà ancora più difficile, entusiasmante, speciale. Auguro a tutti il meglio del meglio eche ciascuno di noi possa trovare quello di cui veramente ha bisogno per vivere tranquillo, senza troppi colpi di scena.