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giovedì, 29 giugno 2006

Sipario

Sono appena rientrata nel mio sottotetto dopo aver pianto per gli ultimi 10 minuti di un film, non meraviglioso, ma piuttosto geniale, con una morale semplice quanto profonda; il film è "Big fish" di Tim Burton e la morale riguarda quello che veramente rimane di noi una volta che il destino ha deciso di impadronirsi della nostra esistenza. So di essere particolarmente impressionata e impressionabile, visto il periodo del mese e la singolare visita con la mia cara dottoressa, ma l’idea che un figlio si renda conto solo alla morte di un suo genitore quale fosse il possibile registro di comunicazione per capirsi fino in fondo, mi ha fatto riflettere sulle persone che ho intorno e che hanno dovuto subire un evento del genere, anche prematuramente. Mi sono anche resa conto di quanto non sia capace di raccontare storie di nessun genere ed è per questo che mi devo impegnare seriamente in qualcosa di diverso nella vita, ad esempio quello che ho scelto di studiare; forse è proprio lì che riuscirò a lasciare qualcosa di me, anche se non so in che forma, per essere utile alle persone che mi vogliono bene. Anche la voglia repressa di avere un altro bambino è semplicemente una scusa per non raccontarmi la verità, cioè che quando sarà il momento accadrà e sarà la seconda cosa più bella del mondo. "Non sei sicura di te" che cazzo di frase è? Esiste qualcuno al mondo sicuro di se stesso? Secondo me esistono persone che sanno fingere meglio e persone che non hanno ancora capito qual è il trucco per recitare la parte. A sentire i giornali tedeschi noi Italiani viviamo come dei parassiti, ma si sbagliano di grosso, perché il vero parassita non si sforza tanto di far sembrare indaffarata la sua vita; lui si limita a sopravvivere a spese degli altri, anzi, spesso è di fondamentale aiuto per l’essere da cui dipende. Noi Italiani siamo dei teatranti, che ultimamente si sono dati un po’ troppo al cinema da quattro soldi, alla fiction, e ognuno di noi va avanti interpretando la parte che gli altri preferiscono di lui. "La Rachele è sensibile e insicura"… e quando non lo sono qualcosa non torna, qualche equilibrio si spezza e non si sa più come prenderla. Ecco cosa è accaduto al mio rientro dalla Germania: nessuno sapeva come avrebbero dovuto prendermi e allora il miglior modo era quello di farmi perdere la bussola interiore e tenermi annientata in un letto di ospedale per qualche giorno. Tutti ti vengono a trovare, ti riempiono di verità da bacio perugina e te non hai il diritto di replica. Un po’ quello che è successo lo scorso mercoledì, non mi è stato dato il tempo di replicare, d'altronde io non sono una ricercatrice in psichiatria e non sono ancora riuscita a costruirmi i mezzi per controbattere, o meglio, dialogare con una laureata, quasi professoressa. Quello che più importa è che un fondo di verità, e così mi rifaccio anche al film, c’è nella bocca di tutti, devo solo imparare a far valere i miei diritti e non farmi cogliere impreparata; se poi vengo colta su un punto dolente devo sapermela cavare nel più indolore dei modi possibili, senza frignare come se mi stessero brontolando. Dicono che si tratti di diventare adulti, ma preferisco pensare che sia sempre il teatro di cui sopra.


postato da: rachelenoferini alle ore 23:49 | link | commenti
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martedì, 20 giugno 2006

Incubo

Sono reduce da una mattinata di faccende e faccendine, quelle che ti fiaccano più di ogni altra cosa. Ma erano tutte cose che da tempo rimandavo e quando finalmente le ho viste concluse mi sono sentita veramente soddisfatta e adesso mi aspetta un pomeriggio immersa nella tecnica delle costruzioni. Devo dire che la giornata di ieri in compagnia della famiglia Boni in quel di Lido di Camaiore è stata divertente e rilassante allo stesso tempo, non abbiamo prenotato il traghetto per la Sardegna, ma cercherò di risolvere io la questione al più presto. Zoe ha finalmente superato la tonsillite di questo fine settimana, ma adesso ci aspetta il solito periodo noioso del dopo-febbre, durante il quale lei si rende veramente intrattabile, vuole essere solo viziata e non le va bene niente. Lo so che non è poi la fine del mondo, ma non essendo abituata a combattere con le sue bizze per me diventa tutto molto difficile. Adesso è letteralmente collassata al rientro dall’asilo, mentre aveva iniziato una delle sue peggiori lagne. Vorrei solo annotare un episodio che mi è accaduto l’altra notte, si tratta di un sogno molto inquietante. Devo ammettere che l’altra sera, esattamente sabato sera, sono andata a dormire senza prendere il mio solito pasticcone e mi sono addormentata molto presto, insieme a Zoe. Verso mezzanotte e mezzo mi sono svegliata per chiudere la porta esterna e da lì non riprendevo più sonno, allora ho deciso di andare nel salotto a vedere il film che ho preso in biblioteca: "Il cielo sopra Berlino". Ne ho guardato venti minuti e poi mi è calata la palpebra e ho deciso di tornare a letto. Verso le 4 mi sono svegliata in pieno panico, provocatomi da una specie di incubo che aveva le sembianze di un avvertimento; preferirei non scendere nei particolari perché il solo pensiero mi fa venire ancora i brividi. Era un sogno, ma c’erano tanti elementi di realtà che mi hanno messo in una confusione tale da non riuscire a dormire fino alle sei e mezzo. Quando poi la Zoe ed io ci siamo alzate in tempo per i cartoni della domenica mattina ero decisamente tesa, come se avessi trascorso la nottata in bianco e allora ho affrontato la mia giornata cercando di tenermi impegnata al massimo per non far riaffiorare alla mente quel sogno decisamente conturbante. Si trattava di amiche di lunga e breve data che mi avevano scelta come destinataria di una specie di catena di sant’Antonio che mi costringeva a prendere decisioni importanti in pochissimo tempo e il tempo che sprecavo mi si ritorceva contro nell’immediato futuro. La cosa che mi ha più sconvolto è che le persone che mi avevano scelta lo avevano fatto perché tenevano a me, ma allo stesso tempo mi avevano coinvolto in una specie di virus dal quale gran parte della società è infestata e che era una sorta di trappola. Ora capisco perché quelle pasticche mi accompagneranno ancora per sei mesi…


postato da: rachelenoferini alle ore 15:20 | link | commenti (1)
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giovedì, 15 giugno 2006

Di notte

Finalmente ho capito che forse è meglio dedicare le ore notturne a questo mio spazio narrativo. Sto vivendo un momento veramente al di fuori della realtà e per rincarare la dose oggi la Zoe ha avuto il secondo giorno di febbre e mi ha costretta a rinchiudermi in casa più di quanto non lo sia già. Ma va bene così, vuol dire che mi aspetta un periodo da trascorrere dall'altra parte del mondo. Sono più le cose che avrei dovuto fare e che non ho fatto di quelle che sono riuscita a fare in tutta questa metà d'anno. Sabato e domenica mi aspettava una rilassante gita al mare fra amici e ovviamente le placche in gola si sono messe in mezzo per l'ennesima volta. Non riesco a mantenere costante l'impegno con le uscite per la corsa, ma quando ce la faccio mi stupisco delle mie prestazioni, anche se non ho molti metri di paragone con cui confrontarmi. La mia vena ispiratrice stasera non mi accompagna e prima di scrivere qualche sfondone preferisco fermarmi e andare a leggermi qualche buon libro.


postato da: rachelenoferini alle ore 21:49 | link | commenti
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giovedì, 08 giugno 2006

Probabile catarsi

Lo so, non sono molto costante con questo mio diario di bordo, ma mi sembra più carino impegnarmi quando me la sento, piuttosto che mettermi a scrivere quando non ho nulla da raccontare. Sembra strano, ma sento che in me si sta smuovendo qualcosa dentro che mi spinge ad abbozzarla con questa storia del " non riesco a concentrarmi, non ce la faccio a studiare". Sento che non ho più voglia di stare con le mani in mano a pensare al mio destino; non mi ci vedo più in questo stato di catatonia totale che mi costringe fra queste mura a non relazionarmi con nessuno se non con le storie che mia figlia mi fa la mattina perché, giustamente non ha più voglia di affrontare l’orda di bambini che diventano sempre più irrequieti nel suo asilo. Fra qualche giorno ci sarà la festa della scuola, dopo di che credo che diventerà un semplice contenitore di animelle agitate vogliose di vacanze dalla così cara, quanto stancante routine. La mia presa di coscienza penso derivi da un episodio che mi sono trovata a vivere sabato scorso in occasione dell’uscita fuori porta nei pressi di quel posto fantastico che prende il nome di Baratti. Dopo uno splendido tramonto sul mare e la seguente seratina fra vecchi amici, la mattina mi sono svegliata alla ricerca di una giornata decente da vivermi al mare; purtroppo il sole non ce l’ha fatta ad inondare la mia esistenza e allora è cominciato lo stato d’animo incriminato. Mi trovavo in uno dei posti di mare più belli nella mia Toscana, dubbiosa sul da farsi a causa del tempo, in più il mio compagno di viaggio se la stava dormendo tranquillamente per riprendersi dalle ore piccole della sera precedente; prima di tutto mi è mancato per la prima volta in vita mia la presenza di un buon libro, che ti fa trascorrere il tempo nel migliore dei modi, poi ho cominciato a pensare che quel tempo lì, non l’avrei più recuperato, in nessun modo. Va be’ che la Zoe era con suo padre e che comunque non sarebbe potuta essere con me, ma l’idea che mi circolava nel cervello era proprio che stavo buttando via del tempo prezioso. Direte voi, e allora tutte le mattinate che hai passato di fronte al televisore? Ma in quel caso era una mia pseudo scelta e comunque ero nel non far niente degnamente riempito. Comunque sia ho provato veramente una sensazione brutta al pensiero che quel momento speciale non l’avrei potuto più recuperare. Tutto sta a vedere che questa volta sia davvero la volta buona.


postato da: rachelenoferini alle ore 09:03 | link | commenti (1)
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