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domenica, 22 ottobre 2006

La gente è strana, quando sei strano

Sto aspettando che mia figlia si autoaddormenti, ma la vedo un'impresa piuttosto improbabile. Mi va di raccontare come mi sono sentita questa sera in occasione del Verissage di Pippo Daniele, non tanto per quello che ho provato una volta raggiunto il posto incriminato, ma quanto quello che mi ha attraversato il pensiero nel percorso fra il parcheggio e la meta. La città era piena di estranei, facce belle, brutte, così, così. Gente di tutti i generi e di tutte le razze e allora mi è venuto da pensare al mondo globalizzato di cui si parla tanto. Vuol dire questo fondere diverse culture? Camminare per la tua città piena di volti e non riconoscere nessuno neanche nel modo di parlare ? Forse non è stato un caso che i miei conoscenti fossero tutti radunati in una via traversa del centro. Vuol dire che chi veramente appartiene ai miei luoghi si sta riappropriando degli angoli nascosti. Non so esattamente cosa voglio tornare a dire, ma credo sempre più nell'esclusività degli eventi e dei posti. Sono proprio convinta che piano piano riusciremo a lasciare ai più i luoghi scontati e godere delle bellezze nascoste che ci sono sempre state vicine e di cui mai ci siamo resi conto.


postato da: rachelenoferini alle ore 22:10 | link | commenti (3)
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venerdì, 06 ottobre 2006

TEMATICHE

Questo mio spazio ha perso un po' del suo senso visto che nel momento in cui ho tre cose in più da fare, mollo tutto e aspetto che qualcuno scriva al posto mio. Ma visto che non è successo niente, mi rimpossesso della tastiera per la funzione primordiale a cui è stata destinata. Mi ricordo che quando mio padre prese una delle prime macchine da scrivere elettroniche, che canellava benissimo i miei errori di inesperta dattilografa, mi divertivo tantissimo a comporre cose senza senso; a volte ci disegnavo con i caratteri, ma l'idea di vedere stampato quello che avevo in testa o che mi usciva dalle dita, mi faceva stare benissimo. Crescendo ho capito che la carta non deve essere sprecata e allora ho smesso di stampare quando è possibile, ma la possibilità di rileggere a distanza le mie composizioni estemporanee, riesce sempre a caricare la mia autostima. Il problema è che come in tutte le cose sono molto pigra e a volte starei ore di fronte a questa pagina, altre volte mi fa fatica soltanto il pensiero di mettere due parole in fila. Ecco perchè i compiti d'italiano a scuola erano un castigo per me, perchè mi costringevano a confrontarmi con una pagina bianca nei momenti a me non congeniali. Poi ho imparato che nella vita il momento di scrivere e di inventare arriva quando meno te lo aspetti e devi essere pronto e lucido a tirare fuori il meglio di te. Sono pigra e lenta, ma quando comprendo qualcosa la faccio mia.


postato da: rachelenoferini alle ore 14:15 | link | commenti (3)
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