NON SO SCRIVERE E VE NE ACCORGERETE
Adesso posso ricominciare ad usare questa tastiera. E' passato un mese esatto dall'ultima cavolata che ho postato, in questo modo mi sono un po' depurata dall'esigenza di scrivere per forza. Per ricominciare uso parole altrui, ma se me l'ha prestate un motivo ci sarà e io credo di saperlo. Ti
Se un giorno ti capiterà di andare a Venezia durante il Carnevale
sappi che
la prima stanza entrando a sinistra è nostra
il campiello che si apre a triangolo è nostro
il vin brulè di quelle due putèe carine è nostro
la macchina fotografica con il rullino incastrato è la nostra
la senape versata sulla felpa è nostra
la parrucca ricciolosissima anni settanta è nostra
lo sguardo del bambino vestito da guardia napoleonica è nostro
il passamano che cede è nostro
e nostro è il culo che lo ha fatto cedere
il vaporetto strapieno sotto Rialto strapieno è il nostro
il reggae tenuto basso ma bastava è nostro
il gin tonic bastava tenuto più basso e comunque è nostro
il maniaco mattutino di Cannaregio è nostro
e pure la colazione invasa dalla luce è nostra
un piccione di San Marco e una pizza mangiata in tre sono nostri
le calli strette e il ci vediamo lì sono nostri
il sole che tramonta proprio là è nostro
le gondole piene di inglesi e giapponesi sono nostre
Palazzo Grassi e l’arte che a volte non si capisce proprio sono nostri
un negozio pieno di damigiane che diventano arte è nostro
un depliant per l’ingresso – a pagamento – nelle chiese è nostro
una foto fermati lì che c’hai tutta Venezia addosso è nostra
una poesia che scrivi con le mani è nostra
un cellulare sepolto a centinaia di kilometri è nostro
una bancarella con le pubblicità degli anni 70 è nostra
un libro di architettura finlandese è nostro
un pensiero a chi non c’è e forse ci doveva essere è nostro
una cartaccia in un canale, pure quella, è nostra
musica classica che esce da una porticina è nostra
violini e chitarre suonate mica tanto bene sono nostre
"e allora suona te"
"lo sto già facendo"
mentre ce ne andiamo su un treno pieno zeppo di gente
con pensieri e odori propri ed io ti guardo
accoccolata su un sedile che sembra di una littorina
con un vestito rosso a quadri e calze nere o blu non so
son miope, astigmatico e pure un po’ daltonico
ma te ti vedo benissimo sempre
e ti stringo la mano lasciandotela cadere
assieme a tutte queste cose nostre
prese in prestito per un fine settimana
e lasciate per chi le vorrà vedere
se avrà occhi da mascherare
e amori da celebrare.
Mi hai detto: postalo te se vuoi, magari lavoraci sopra, insomma facci quello che ti pare. L’unica cosa che mi viene in mente di fare è quella di illustrare la poesia, proprio come si fa per le favole in cui sì, è importante il testo, ma le figure sono quelle che attirano gli occhietti assetati di colori dei piccoli lettori. Per poter dare sfogo alla mia ispirazione dovrei sviluppare quello scempio di rullino che è avanzato dopo il danno da me compiuto, ma ho paura di vedere quello che si è salvato e quello che è andato perso. La cosa più naturale che verrebbe di fare è completare le lacune con il segno di una matita, se fossi brava a rendere le immagini attraverso l’arte del disegno.
Mi sa che lascerò tutto così com’è e come sempre riuscirai a solleticare l’anima del lettore più di qualsiasi accozzaglia di colori troppo scuri, troppo sfocati, troppo pacchiani che ho cercato di catturare con un’automatica demodè.