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mercoledì, 21 marzo 2007

QUELLO CHE SI HA

"Bisogna cominciare dalle cose che uno ha a disposizione, quelle che è riuscito a raggiungere, lasciando un attimo perdere tutto quello che avrebbe potuto ..., se soltanto...".

Vediamo un po', dal mio libretto universitario: 26,22,21,18,24,24,26,24,21,20,30,23,21,23,28,21,26,25,28,22,28,18,28,28,26,23...mi spettano almeno un'altro paio di 24/26, che ci vuole? ! Poi quattro grosse storie d'amore finite più o meno bene; quella definitiva ha tutto il diritto di prendere forma. 32 anni di convivenza con i genitori, con fatica a tratti, ma con un attuale buon livello di rispetto reciproco. UNA MAGNIFICA REALTA' a forma di bambina, con uno splendido nome perfetto per il cervello che si ritrova e vogliosa di contornarsi di altre piccole magnifiche realtà che le assomiglino, più o meno! Tre residenze di cui due cittadine e l'imminente quarta nella mezza campagna. Pochi viaggi per il mondo, ma vissuti intensamente: coste dell'Italia meridionale, lunghe permanenze sulle Dolomiti in versione estiva e poi invernale, alcune delle più importanti città Italiane, e poi Austria,Parigi, Francia in generale, Germania sotto tutti i punti di vista, Olanda, Belgio, Danimarca, America, Corsica-Sardegna, Praga, Londra, Cardiff. Molte idee per i viaggi prossimi venturi. Perchè la mia vera condizione attuale, la cosa che veramente ho fra le mani in questo momento e che non ho nessuna intenzione di farmela scivolare via, equivale ad un microcosmo intero ed il prefisso micro- non rende per niente l'idea. La gente comune lo chiama Riccardo, gli amici più intimi dicono Omone. Uno solo si può permettere di appellarlo con "Ciccio", spesso accompagnato da un fastidiosissimo battere di mani. Io preferisco essere chiamata dal suo significativo tono di voce.


postato da: rachelenoferini alle ore 08:40 | link | commenti (9)
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mercoledì, 07 marzo 2007

Ieri sera mi sono chiusa a riccio per un qualsiasi motivo a portata di mano. E' scientifico, nei momenti di pienezza devo cercare il vuoto, per mantenere sempre un piede sulla terra, per non volare troppo in alto. Vorrei essere una di quelle donne che non deve chiedere mai niente a nessuno, ma solo raccontare le sue sempre nuove ed eccitanti imprese. Devo dire che le mie cose le ho fatte, nonostante tutto. Ma in me rimane sempre quell'insoddisfazione di fondo che per molti è sinonimo di stimolo al progresso, mentre per me può facilmente portarmi ad uno stato di catatonia totale. Mi rendo conto che da un po' di tempo a questa parte ho imparato a reagire, ma il fatto che sia proprio sintomatica la presenza dell'ansia da caduta nel baratro, mi fa stare sulle spine e mi aiuta a non dimenticare il mio pasticcone serale. "Ho tante cose da fare..." e sono convinta che le farò bene prorpio perchè saranno imperfette. Vorrei solo strappare dalla mia mente quell'istinto all'approssimazione, all'insofferenza.


postato da: rachelenoferini alle ore 09:15 | link | commenti (4)
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